Piccoli segnali dell’apocalisse imminente – 2

Pubblicato da admin il set 6th, 2011

La Serenella

Ricordatevi com’era l’agosto santafiorese prima.
Ricordatevi come ogni giorno o quasi ci fosse qualcosa d’interessante da vedere foss’anche la mostra di un pittore (parecchio) in erba, un concerto, una serata musicale in peschiera.
Ricordatevi come il solo programma estivo della Pro-Loco occupasse un cartellone lungo come la mia gamba.
Soprattutto, ricordatevi la Serenella.
Ricordatevi i pomeriggi al parco o al tennis andando a prendere fresco, gelati o birrette coi pistacchi al barrino.
Ricordatevi il fresco e le chiacchiere, e le manovre da adolescenti sui dondoli.
Ricordatevi un locale dove entravano clienti di qualsiasi età, senza starsi sulle scatole, arrivando da tutti i posti.
Ricordatevi il miglior locale estivo di tutto l’Amiata.
Ricordatevi il Modello che beveva, una dietro l’altra, 50 ceres a sera, nel tavolino in cima a sinistra.
Ricordatevi i buttafuori improbabili.
Ricordatevi il banchino col bigliettaio monumentale dietro.
Ricordatevi i pienoni di ferragosto con la gente a ballare pigiata, pigiando…
Ricordatevi il tirare tardi anche chiacchierando nonostante il casino.
Ricordatevi il timbro sulla mano “Foscoli Guido – Imbianchino”

Ecco, ricordatevelo.

La croce sopra

Pubblicato da admin il ago 2nd, 2009

E così ieri sera ho messo una croce sopra a un altro pezzo importante della mia essenza di santafiorese, uno dei punti fermi dell’esperienza di essere ciacciaio se ne va, insieme agli altri pezzi di sé.

Sono entrato alla Serenella o, almeno, in quello che ne rimane, o forse sarebbe meglio in quello che ne usurpa il nome e ne occupa abusivamente lo spazio.

Già non bastava l’annullamento progressivo di quello che la rendeva unica, tolto fetta a fetta (costola a costola) da una gestione miope e tamarrissima, che l’ha resa un locale senza anima da pirozzi indistinguibile da tutti gli altri, ora la mano di coppale è la serra dei pomodori della Base Alpha, tanto sconcertante esteticamente quanto poco efficace acusticamente.

Ringrazio solo il cielo per averci risparmiato la tettoia sul ponte: se fa quest’effetto qui, figuriamoci nel mezzo del viadotto.

Allora grazie, grazie per avere cancellato un altro pezzo della storia di Santa Fiora, grazie per aver mandato all’oblio una larga fetta delle mie estati santafioresi e del sentirsi santafiorese, grazie per avere mandato la Serenella in degna compagnia col cinema, il defizio e chissà cos’altro. Grazie per aver contribuito a recidere un altro pezzo delle mie radici. Quando non ne avrò più non verrò più, perché non sarò più santafiorese. Per allora, chissà, sarò un altro abitante di San Giuliano Terme, e mi rimarrà più comoda la Garfagnana.

Un favore chiedo:cambiate il nome al locale. La Serenella era proprio un’altra cosa.

PS. Chi l’avrebbe mai detto che avremmo rimpianto così tanto la Guidana?

Addio al Gambrinus

Pubblicato da admin il giu 25th, 2009

Cinema GambrinusIl prode Pericci ieri mi ha mandato un MMS con questa foto del Cinema.

Mi è preso un po’ di magone, anche se da tempo immemorabile il Gambrinus era ridotto a un rudere senza speranza. Allora, siccome tra poco farò quarant’anni e quando andavo al cinema al Gambrinus pensavo che a quarant’anni uno è decrepito, voglio fare un po’ il vecchino e sparare ricordi a casaccio per dare un saluto a un vecchio amico.

Da piccolo mi facevano un po’ paura le grosse statue nere che c’erano all’ingresso. Quando nell’intervallo andavo al bagno ci dovevo passare sotto e mi spicciavo sempre.

La sala mi pareva enorme, coi seggiolini di legno, e la galleria era un posto misterioso dove andavano i più grandi. Ci ho messo un po’ prima di andare a vedere i film di sopra. Poi però da 12 anni in su, sempre di sopra: ero grande.

La domenica cartoni animati, film di guerra (Il ponte di Remagen l’ho visto tre o quattro volte), classiconi. Una volta azzardai la visione di Ben Hur ma alle sette tornai a casa che non era finito perché avevo fame ed era quasi ora di cena.

Guerre stellari a sette anni in prima fila per il cinema pienissimo fu un’esperienza mistica bruciante che ricordo ancora benissimo.

I pomeriggi d’estate a fare compagnia a Daniele Capuccini e poi a vedere i film a scrocco, ma anche le volte nell’aria arsa della cabina di proiezione con Raffaello Becherucci, e il proiettore era meraviglioso, con la prosaicità del montaggio delle pellicole fatto con la taglierina e lo scotch e il fantascientifico retró della lampada ad arco coi carboni.

Infine, quella volta che, col cinema già chiuso da parecchio, sono andato a frugare nel sottoscala dove c’era il magazzino dei manifesti e delle locandine, centinaia di manifesti piegati in bell’ordine con gli ultimi vent’anni abbondanti di cinematografia. Odore di carta vecchia e umido, ma da sotto le pile tiravo fuori ricordi ed emozioni. Mi ricordo che diversi manifesti li attaccammo nella “Palestra dei Bozzi” (un’altra storia da raccontare), ma mi portai a casa quattro o cinque locandine che conservo ancora con amore.

Ci sarebbero altre cose, ma sono un po’ pecorecce, magari i protagonisti potrebbero aggiungere nei commenti…

La festa di San Michele

Pubblicato da picchetto il ott 5th, 2007

Sabato 29 settembre scorso , mi trovavo a Roma per una riunione di lavoro, e devo dire la verità, non pensavo minimamente al San Michele santafiorese , ero troppo preso dai nuovi scenari che mi si stavano aprendo lavorativamente parlando. Poi in una pausa ,ho chiamato casa a Santafiora, e la mia mamma dopo tutte le varie cose che si dicono normalmente in una telefonata di saluto, mi ha detto che in Piazza San Michele ci sarebbe stata la tradizionale festa. A quella notizia,forse anche per interrompere e non pensare per un po’ a quanto sentito nella convention romana, mi sono volutamente e con grandissimo mio piacere rituffato nell’atmosfera delle mie tante feste di san Michele ormai passate. La mia mamma è nata in via San Michele, lì i miei nonni hanno abitato per tutta la vita, ed io nel giorno della festa andavo a stare da loro, sentendomi per questo ancora maggiormente coinvolto nella festa. La giornata era vissuta da tutti noi ragazzi, più o meno grandi con grandissima gioia e passione.Eravamo tutti alle dipendenze, si fa per dire, del poro Dante, il babbo di Alvaro e di Omero, il quale era la vera mente della festa. Era un uomo che si faceva ben volere da noi ragazzi, era il progettista dei palloni di carta velina e canne che venivano realizzati dentro La casina delle Rose (uno dei piu noti locali all’aperto di tutta la montagna, si trovava dove è ora ubicato l’asilo di S.Fiora) e che venivano lanciati in aria la sera, dopo avere dato fuoco alla Carboniera. Quest’ultima si costruiva con pezzi di legno, frasche, vecchie sedie e tutto quanto poteva essere bruciato senza che venisse sprecata della buona legna da ardere. Andavamo in giro per tutto il paese alla ricerca di materiale da bruciare, raramente capitava che qualcuno ci regalasse dei bei ciocchi di castagno o cerro, ma in quel caso Dante ce li faceva rimettere nel suo disotto, pensando probabilmente all’inverno che di lì a poco sarebbe arrivato, e noi questo lo facevamo volentieri, perché per noi Dante era una sorta di regista e coreografo allo stesso tempo e un nonno temporaneo per la durata della festa. La sera i ragazzi piu grandi si esibivano nella corsa della pastasciutta,nella corsa coi sacchi,nel tiro alla fune e nella corsa con l’uovo sul cucchiaio in bocca. Tutti intorno alla carboniera, grandi piccoli e vecchi. Qualche cacciatore sparava in aria cartucce pirotecniche a mo’ di fuochi d’artificio dalla finestra di Fedro, ma l’avvenimento che tutti aspettavano era il lancio dei palloni, i cosiddetti Palloni di Dante, che con grande maestria e pazienza avevamo costruito tutti insieme sotto la sua supervisione. Una volta in aria e a seconda della direzione che prendevano, si seguivano correndo per i corsi e vicoli del paese, spesso terminavano il loro viaggio verso la Fornacina, giù per i Chiassi, fino al ponte del Cadone. Era una festa semplice, come semplici eravamo allora (erano gli anni ’60/’70) sia noi che i nostri familiari. Ormai sono circa trenta anni che non abito piu a Santafiora, ma quando posso torno sempre piu che volentieri ed anche se per andare nei ”miei” boschi a funghi sono stato costretto a fare un versamento in quanto non piu residente, mi sento sempre Ciacciaio al 100% e Santafiorese Doc. Un saluto a tutti.

Quando veniva il circo in paese.

Pubblicato da admin il ago 24th, 2007

Per noi rasposi piccini l’arrivo del circo in paese era un’occasione che aspettavamo durante l’estate. Al tempo i nostri divertimenti erano di natura fisica e ambientale: con le vacanze estive si usciva di casa e si rientrava solo ad ore pasti, con l’unica eccezione, verso le 5, per una capatina a vedere il Grande Mazinga su qualche oscuro canale locale, visibile per altro solo a casa dei pochi fortunati che, sciccheria, avevano piantato sul tetto la famosa “quinta banda”, senza la quale si vedeva solo il primo e il secondo.
Per il resto: corse, sbiciclettate, arrampicate sugli alberi, partite a pallone o altri giochi incasinati e poco gestibili, merende apocalittiche e così via (infatti eravamo tutti secchi come lucertole…).
Poi a un certo punto arrivava il circo in paese. Continua »

ricordo di un viaggio dalla Sicilia a Santa Fiora nel 1985

Pubblicato da giaramita il gen 14th, 2007

Ho spedito in un sito meteo www.meteolive.it un articolo di una cronaca di uno dei viaggi di rientro dalle vacanze natalizie in Sicilia, avvenuta nel 1985. Visto che quest’anno non abbiamo visto ancora un fiocco di neve, spero che il racconto rievochi in noi ricordi di quei giorni (per chi era già nato!!!)
Era il Gennaio 1985 e con la mia famiglia stavamo per tornare dalla Sicilia in Toscana, (sul Monte Amiata) dopo le consuete vacanze di Natale e Capodanno. Non ricordo bene il periodo, perché all’età di 11 anni il calendario era scandito dall’inizio e fine delle vacanze scolastiche, ma dovevano essere i giorni a cavallo dell’Epifania visto che a quei tempi i miei genitori avevano la possibilità di pianificare le vacanze in funzione del calendario scolastico mio e di mio fratello. Continua »

Elogio incondizionato del dondolo (e anche della Guidana)

Pubblicato da Gianluca il ott 5th, 2006

La prima volta che sono entrato alla Serenella avevo 5 anni. Ufficialmente i bambini non potevano entrare, ma io ero accompagnato dai genitori. Al tempo la Serenella era gestita dall’ineffabile Giampiero Parracciani che mi appiccicava subito il bastone col chiodo per raccattare le cartacce, e io mi divertivo anche a pulire (beata innocenza).

Tuttavia quello che più mi piaceva erano i dondoli, e crescendo la cosa non è cambiata. Seminascosti sotto i castagni sono stati per anni una calamita irresistibile per adolescenti e anche per i più grandicelli. Comodi, cigolanti, adatti alle pomiciate o, in tempi di vacche magre, alle chiacchierate tra amici, i dondoli erano la vera caratteristica distintiva della Serenella.

Il locale estivo per eccellenza era immutabile: le gestioni che si sono alternate fino a poco tempo fa l’avevano cambiata poco, ma del resto era una formula rustica ma efficace, e in qualche modo riusciva a richiamare un po’ tutti e funzionava in tanti modi diversi.

Ora, per quanto mi riguarda, non ha più nulla di interessante e potrebbero anche chiamarla in un altro modo. Circondata dalla palizzata di Fort Apache, organizzata come una discoteca vorrei-ma-non-posso, ma soprattutto orbata dei dondoli per guadagnare spazio (la qualità scambiata con la quantità?) non mi dice più niente, e la musica UNTZ dà la pennellata finale.

Ripiango le serate, forse più improvvisate e artigianali, organizzate dalle vecchie gestioni; rimpiango il bar meno scientifico ma gradevole; rimpiango la pista messa lì ma sempre piena; rimpiango la serata “adotta un ciolo” con gli schiaffi e tutto il resto, le miss caserecce, la finale Italia Brasile del 94 e “Tendina sona la Tromba” e, nessuno me l’avrebbe detto allora, rimpiango anche il banchetto di Guidone all’ingresso.

E voi?

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